- 1 2 3 4 Attributed to Carlo Manieri, Still Life of a Chest, Fruit and Other Objects on a Brocade Draped Table at Sotheby's
- 1 2 3 4 5 6 7 8 G. Bocchi and U. Bocchi, Pittori di Natura Morta a Roma, Artisti Italiani 1630-1750 (Viadana, 2005), pp. 525-571
- 1 2 Carlo Manieri (active Rome circa 1662-1700), Classical ewers, a statue, musical instruments, mirrors and other objects on a draped table top, in a classical interior at Bonhams
Prof. Alberto Cottino STORICO DELL’ARTE Torino
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CARLO MANIERI
(Taranto?- Attivo a Roma tra il 1662 e il 1700)
Natura morta di frutta
Olio su tela, cm 73 x 91
Bellissima tela, dalla cristallina qualità ed in ottimo stato di conservazione. Raffigura zucche, uva bianca e nera, pesche, susine e fichi, melagrane chiuse e aperte a mostrare i rossi semi, poggiati all’aperto, in parte sul terreno e in parte sistemati in una cesta di vimini. Un uccellino si è posato su una foglia a destra. Una luce vivida e radente rischiara l’ambientazione serale e si appunta morbidamente sulla superficie della frutta e delle foglie, suggerendone forme e consistenza, pur senza perdersi in particolari descrizioni analitiche.
Prof. Alberto Cottino STORICO DELL’ARTE Torino
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La materia infatti è stesa in pennellate pastose e piuttosto evocative (si noti ad esempio l’effetto del pulviscolo sugli acini d’uva oppure sulle susine).
Il dipinto qui analizzato è da considerarsi un’opera fondamentale del pittore tarantino, ma per quel che sappiamo sempre attivo a Roma, Carlo Manieri, una figura tra le più importanti per il genere della natura morta nella seconda metà del Seicento, anche se di recentissima definizione1. Si tratta di una delle opere che ha permesso al sottoscritto qualche anno fa di collegare al cosiddetto, anonimo “Maestro della Floridiana” il nome di Carlo Manieri e come tale l’ho pubblicata sia nel citato contributo su “Paragone”, sia nel volume monografico dedicato alla natura morta italiana Natura silente. Nuovi studi sulla natura morta italiana (Torino 2007)2. Grazie agli studi del sottoscritto, presentati per primo al convegno della Seconda Università di Napoli, 5 ottobre 2005, si è potuto finalmente dare storicità certa al cosiddetto Maestro della Floridiana, ‘nome di comodo’ che un tempo veniva dato all’autore di alcune tele conservate presso il Museo Duca di Martina di Napoli (ad anche al Museo Civico di Prato e in diverse raccolte private) e che si credeva napoletano. Completata questa operazione, la figura di Carlo Manieri ha acquistato notevolissima statura, che il suo stile un po’ eclettico anche se di elevato livello qualitativo e per questo di difficile decifrazione aveva impedito di comprendere a fondo. Riguardando i documenti si è capito (grazie alla studi di Loredana Lorizzo) che a Roma Manieri aveva avuto un tale successo commerciale che un affermato mercante seicentesco quale Pellegrino Peri nella sua bottega di Piazza Navona ne teneva presso di sé decine di opere.
Il dipinto qui studiato si apparenta strettamente per stile e qualità proprio a diverse tele del gruppo ex- Maestro della Floridiana, in particolare ad uno dei dipinti conservati al Museo Duca di Martina (si veda Bocchi, cit., fig. CM 9), con cui condivide l’ambientazione serale e le scelte morfologiche del repertorio della frutta, così come altre tele ivi pubblicate (ibid., figg. CM 10-11) e quella che di collezione privata che ho illustrato nel citato volume del 2007 alla tav. 19: quest’ultima
1 Si veda in tal senso il mio contributo: A. Cottino, Sull’asse Roma-Napoli: idee, legami e relazioni per la natura morta, in ‘Paragone’, 71, gennaio 2007, pp 3-10; si veda anche G. e U. Bocchi, Pittori di natura morta a Roma, Viadana 2005, pp. 525 sgg.
2 Tav. 20, p. 36.
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tela, poi, è realmente vicinissima nell’utilizzo della luce, nel repertorio formale, nella stesura materica, così morbida e pastosa, da non ammettere dubbi di sorta sull’identità di mano (qui illustrata alla fig. 1).
1. Carlo Manieri, natura morta di frutta, già Sotheby’s Londra
L’affermazione di composizioni di questo tipo (ma anche di quelle con tappeti e suppellettili, tra cui anche strumenti musicali, su tavoli, di cui Manieri era anche specialista) probabilmente si avvale anche del rapido mutamento del gusto dell’arredo delle dimore, che dalla seconda – terza decade del Seicento tende a privilegiare l’aspetto decorativo delle pareti della stanza di un palazzo, a volte in maniera persino ridondante, e provoca un
Significativo mutamento di approccio rispetto alla natura morta dei primi decenni del secolo, che era più silente, contemplativa e anche simbolica. Di questo tipo di opere Manieri, nella seconda metà del Seicento, fu a Roma uno dei massimi esponenti.
Torino, 7 gennaio 2016 Alberto Cottino